‘a capa sulo pe’ spartere ‘e recchie: Delle storie e di altri incanti

salotto

Sarebbe bello finire così
Lasciare tutto e godersi l’inganno
Ogni volta

(Motta)

Non c’è mai una fine per le storie. Sono ovunque, in ogni parte del mondo, da sempre. Cominciano con la storia stessa dell’umanità e non esiste in alcun luogo un popolo senza storie*.
E allora perché non portarle alla luce? Perché non indagarle? Perché non provare a utilizzarle come strumento per far conoscere gli uomini ad altri uomini? Per farli sentire più vicini di quanto pensino di essere?
Una volta ascoltata la storia di qualcuno, per quanto estranea possa apparirci, non avremo più il coraggio (ma forse sarebbe meglio dire la viltà/vigliaccheria) di guardarlo con disprezzo. Sarà, da quel momento in poi, solo un essere umano, uno di noi, con i suoi limiti, le sue paure, i suoi deliri, i suoi errori e le sue azioni spietate. Ma sapremo anche che come uomo potrebbe riservarci gesti e slanci inaspettati.
Bernard Malamud, uno dei più grandi scrittori americani di inizio ‘900, ha scritto: “Le storie ci accompagneranno finché esisterà l’uomo. Lo si capisce, in parte, dall’effetto che hanno sui bambini. Grazie alle storie i bambini capiscono che il mistero non li ucciderà. Grazie alle storie scoprono di avere un futuro.”
Le storie sono ciò che è stato e ciò che siamo. Le storie sono il futuro.
*Roland Barthes

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