MASADA ASSOCIAZIONE CULTURALE

Masada è un posto. Il posto in cui puoi scoprire persone, metterti in gioco, fare esperienze, realizzare progetti

MASADA: la storia

masada
Lasciate stare la piccola fortezza vicino Gerusalemme costruita dal sacerdote Gionata; e quella munitissima costruitaci sopra dai re per depositarvi tesori e mettersi al riparo da possibili guerre o insurrezioni.
E lasciate stare anche Erode, che la occupò e la arricchì di torri fortificate per sfuggire a Cleopatra; e i sicari e il condottiero Eleazar e la resistenza  all’esercito romano colonizzatore.
Di tutte queste storie non c’è alcuna evidenza, alcuna verità.
Ecco cosa ci ha detto Leonardo, passando a farci visita l’altro giorno, in compagnia del sig. Amedeo, il vecchio proprietario della tipografia, in cui oggi c’è Masada.
Concentratevi sulle persone e sulle possibilità del luogo.
E tenete a mente queste parole, ha concluso guardandoci uno ad uno, proprio dove avrebbe dovuto esserci il cancello: Non ti promettere cose e non le fare, si tu ve’ che, non l’avendo, t’abbino a dare passione.
Che avrà voluto dire? Ce lo siamo chiesto tutti, poi siamo tornati a lavoro, chi a scartavetrare porte e mobili, chi a togliere la vecchia moquette grigia, chi a posare le piastrelle, chi a imbiancare le pareti e chi ad appuntarsi quella frase per poi scriverla su un muro.
Oggi, che c’è il cancello, i pavimenti, i bagni, il palco, il bancone, la palestra e tutto ciò che serve per fare di uno spazio vuoto un luogo di incontro, forse siamo vicini a capire cosa voleva dire quella frase. O almeno abbiamo una rotta. Cerca di fare ciò che ti appassiona, in modo autentico, tutto il resto sono desideri indotti e non ti potranno essere d’aiuto nel tuo percorso. Solo così potrai sentirti libero, oserai nella tua ricerca e andrai avanti nonostante tutto.
Se tutto ciò è vero, allora possiamo dire che Masada è uno spazio libero,
un luogo di espressione e interazione,
una fortezza e un approdo sicuro,
un cantiere e un’officina,
una casa e un salotto.
Masada è un  posto.
Il posto in cui puoi scoprire persone, metterti in gioco, fare esperienze, realizzare progetti.
Vuoi che con tutta sta attività non riusciamo ad imparare ad essere, per pochi istanti, e poi per minuti, anche altro da noi stessi? A esser più gentili alla vita?

“Il mal di mare è un grande malinteso”

Stagione 2020-21

Poco prima dell’inizio dell’estate è stato pubblicato un articolo scientifico che spiega cosa sia la cinetosi, più semplicemente conosciuta come “mal di mare”, quali siano le cause e quali gli effetti, anche a lungo termine.
Il nostro corpo utilizza tre strumenti per permetterci di percepire la nostra posizione mentre ci muoviamo: gli occhi colgono ciò che abbiamo intorno; pelle, muscoli e articolazioni memorizzano le sensazioni che proviamo durante il movimento e i due orecchi interni fanno un controllo più approfondito delle due rilevazioni precedenti e, incrociando i dati, stabilizzano la vista e ci indicano dove sia il basso e dove sia l’alto. Durante una tempesta in alto mare il nostro cervello subisce un conflitto sensoriale: mentre il corpo e la vista percepiscono la barca come stabile, anche se sballottata, gli orecchi interni avvertono il movimento delle onde, in su e in giù, a destra e a sinistra e il nostro cervello non è più in grado di capire i segnali che gli vengono inviati. La sconnessione percettiva che ne deriva porta con sé una serie di effetti, che vanno dalla confusione alla nausea, dalla salivazione azzerata ai sudori freddi. Il mal di mare può quindi essere definita “una risposta naturale a condizioni innaturali”.
Un pò simile a ciò che ci è accaduto la scorsa stagione. Mentre leggevamo l’articolo, ci siamo accorti che il senso di affaticamento, di confusione e di percezione distorta dello spazio, tipico dei pescatori al ritorno sulla terra ferma, ci raccontava di come ci sentiamo noi, oggi, dopo l’onda dirompente della pandemia, il periodo di isolamento che abbiamo dovuto trascorrere e la vita che lentamente torna alla sua frequenza normale. Adesso il mal di mare è andato via, eppure qualcosa è rimasto: siamo sradicati, soffriamo ancora senza rendercene conto.
La stagione appena trascorsa è stata una stagione sospesa.
La stagione che sta per iniziare sarà una sfida per tutti.
Noi, durante la tempesta, siamo andati avanti con i lavori e ci siamo lasciati sballottare da nuove proposte e nuovi progetti. Ci siamo anche accorti che siamo diventati davvero tanti e che c’è bisogno di più spazio per allargare i nostri sogni. E così ci siamo fatti un regalo, abbiamo realizzato un desiderio che coltivavamo da tempo e che speriamo possa essere una sorpresa per tutti i soci e i sostenitori.
Masada è un posto ed è ogni legame creatosi tra le sue mura. Tra un mese ci rivedremo e ci saluteremo, forse rispettando nuove regole, ma l’incontro, questo lento riconoscersi e riavvicinarsi, sarà liberatorio e ci aiuterà a rimettere in sesto le nostre radici.

“Uno spazio tutto da coltivare”

Stagione 2019-20

Quando siamo arrivati qui era tutto incolto. Cemento, ferro e vetro e una vecchia tipografia da coltivare da zero.
Abbiamo dissodato e scavato a fondo. Abbiamo lasciato germogliare i semi, li abbiamo piantati e annaffiati con attenzione. Ci siamo presi cura di ciò che avevamo seminato, abbiamo osservato la crescita e abbiamo potato i rami secchi, per fare spazio alle foglie nuove. Nel Salotto abbiamo aggiunto filari di libri, nel Masadino cespugli di torni. E poi abbiamo costruito lampade di carta per illuminare con delicatezza. Abbiamo ricavato delle nuove aperture e abbiamo assestato la struttura riempendo la serra di idee nuove. Abbiamo fatto molti sbagli e abbiamo imparato molto nel tentativo di recuperare. Poi abbiamo capito che si deve rispettare il corso delle cose, senza forzare. Abbiamo appreso che leggerezza e pazienza sono essenziali per fiorire.
Tra pochi giorni Masada riaprirà le porte e darà inizio al suo quinto raccolto.
Non vediamo l’ora di vedervi passeggiare di nuovo tra campi e filari, all’urlo “Qui il fiore non si secca nell’occhiello del cuore”.

slogan
Stagione 2017-18

Abbiamo iniziato tre anni fa, un po’ per sfida e un po’ per gioco. Da una tipografia abbandonata abbiamo tirato su un posto dove potersi incontrare, conoscere e mettere alla prova. Abbiamo avuto l’appoggio e l’aiuto di tante persone e insieme siamo diventati un salotto, insieme oggi siamo il Masada. Tre anni fa siamo partiti da zero, avevamo poco e tanta voglia di provare, ma non sapevamo ancora cosa saremmo voluti essere. Abbiamo iniziato a capirlo, lentamente, con i primi laboratori, i primi live e le prime diurne di elettronica. Ma l’anno è fuggito via veloce e ancora ci mancavano dei pezzi per sapere chi eravamo. Lo scorso anno ci siamo dedicati alla nostra crescita, alla nostra scoperta, ci siamo impegnati a creare una nostra identità. Lo abbiamo fatto raccontando la nostra storia e la storia del nostro nome; realizzando una grafica che ci rendesse riconoscibili e raccontasse anche del luogo in cui siamo ospiti e di ciò che ci piace esteticamente; documentando ogni concerto, ogni lettura, ogni spettacolo teatrale, ogni laboratorio. E intanto siamo diventati tanti, sempre di più, ognuno con i propri progetti e le proprie idee, la passione e la voglia di realizzare qualcosa. E così ci è venuta un’idea per questo terzo anno: ci dedicheremo all’effimero e al vivo. (Che detta così parrebbe una follia! E pure se lo fosse, che male ci sarebbe?)
Questa estate ci è capitato di trovare un libro, su un tavolo, in salotto. E sarà il caso o una botta di destino, ma ci è sembrato che ci fosse scritto su cosa concentrarci, su come andare avanti. Fisica della malinconia è la storia di un uomo affetto da empatia cronica, cioè uno che si mette nei panni e nella mente di qualsiasi essere vivente incontri. E man mano che va avanti negli anni e nella sua conoscenza degli uomini, scopre che la vera essenza è nell’effimero, nel mutevole, nel deperibile, ininterrottamente deperibile. Immaginate se non ci fosse niente più di eterno, nessuna religione, nessuno stato, nessun lingotto d’oro…saremmo obbligati a vivere il presente, ogni istante. E diventeremmo dinamici, la nostra identità consisterebbe in nient’altro che essere creature viventi tra altre creature viventi. Di essere effimeri e di apprezzare gli altri perché effimeri. Ce la potremmo spassare un casino… anzi è proprio quello che intendiamo fare, puntando su ognuno di voi, su chiunque sia affezionato a questo posto e creda nella collaborazione, nella condivisione e nella curiosità verso l’altro.

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